Il test genetico HLA per la Celiachia

Determinazione della presenza degli eterodimeri DQ2 / DQ8 

La celiachia è una patologia dell'intestino indotta dal glutine, sostanza proteica presente in buona parte dei cereali.

Si tratta di una malattia immuno-mediata, scatenata dall’ingestione di glutine. Una frazione proteica del glutine è costituito dalla prolamina, che è la responsabile dell’effetto tossico per il celiaco. La prolamina del frumento viene denominata gliadina, mentre proteine simili, con il medesimo effetto sul celiaco, si trovano anche in orzo, segale, farro, spelta, kamut  ed avena.L’intolleranza al glutine irrita l’intestino tenue e porta al deterioramento dei minuscoli villi sul rivestimento della mucosa intestinale. La conseguente atrofia dei villi intestinali causa una drastica riduzione della capacità di assorbire sostanze nutritive e quindi una grave problematica di malnutrizione. La dieta senza glutine, condotta con rigore, è l’unica terapia che garantisce al celiaco un perfetto stato di salute.

La celiachia, che può colpire qualsiasi fascia d’età, è considerata tipica dell’età pediatrica e spesso nell’età adulta non viene presa in considerazione neppure negli ambienti specialistici.

L’intolleranza invece può comparire, più o meno acutamente, in un periodo qualsiasi della vita, spesso dopo un evento stressante quale una gravidanza, un intervento chirurgico o una infezione intestinale.

Le manifestazioni cliniche sono molto varie: alcuni soggetti presentano un quadro classico di malassorbimento con diarrea, perdita di peso e carenze nutritive multiple; altri, invece, riferiscono uno o più sintomi cronici spesso estranei all’apparato digerente. Sono comuni disturbi quali crampi, debolezza muscolare, formicolii, emorragie, gonfiore alle caviglie, dolori ossei, facilità alle fratture, alterazioni cutanee, afte, disturbi psichici. Molto frequente è l’anemia da carenza di ferro.

Esistono anche soggetti che non presentano sintomi o nei quali i disturbi sono talmente modesti da non richiedere l’intervento del medico; vengono diagnosticati solo perché nell’ambito familiare c’è una persona affetta da celiachia oppure durante gli accertamenti per infertilità idiopatica. Non è infatti così raro che l’unico sintomo apparente della celiachia sia l’infertilità, soprattutto nella donna (1,2). Le donne con un morbo celiaco non curato spesso non sono fertili e, in caso di gravidanza, tendono ad abortire più frequentemente della popolazione generale. Una dieta priva di glutine può risolvere il problema dell’infertilità.

La celiachia ha una incidenza di circa 1 % nella popolazione centro europea (Italia e Svizzera). Questa percentuale può salire fino al 8 % nelle donne con infertilità inspiegata (1,2). 

La celiachia è definita come malattia multifattoriale, che presenta una forte componente genetica ma che da sola non basta a provocare la patologia.

Negli individui affetti, la gliadina, componente proteica del glutine, dopo esser stata processata dall'enzima tissutale transglutaminasi e fagocitata dalle cellule presentanti l'antigene (APC), viene esposta dalle molecole DQ2 e DQ8 del sistema HLA II, per essere riconosciuta come antigene "non self" dai linfociti T, cioè come antigene estraneo da attaccare e distruggere. A questo punto si innesca una risposta anticorpale e cellulo-mediata nei confronti dei villi della mucosa intestinale che diviene nel tempo completamente piatta causando malassorbimento. Gli anticorpi specifici comprendono: gli anticorpi anti-Transglutaminasi tissutale, gli anticorpi anti-Endomisio (EMA) e quelli anti-Gliadina Deamidata (DGP).

Alcuni tipi genetici ( aplotipi) di HLA costituiscono i principali fattori genetici di rischio, spiegando da soli almeno il 40% dell’aumento della prevalenza nei fratelli (10% circa rispetto all’1% della popolazione generale).

La presenza di una delle combinazioni HLA di predisposizione determina un aumento del rischio di celiachia, mentre l’assenza rende del tutto improbabile lo sviluppo della malattia . La malattia colpisce circa il 3% degli individui positivi al test genetico, ma quasi nessuno dei negativi. Il test genetico costituisce quindi un ottimo test di esclusione, che permette di evitare costosi screening di follow up e permette di indirizzarsi su altre patologie.

Infatti un test genetico negativo esclude quasi completamente la comparsa della celiachia durante la vita.

 

L'analisi

La tipizzazione HLA nella celiachia è un test di suscettibilità che valuta la maggiore  predisposizione di un individuo a sviluppare la malattia in base alla presenza/assenza di fattori di rischio (DQ2, DQ8).

 

Quando viene richiesta l'analisi genetica

Secondo le linee guida europee della società di gastroenterologia pediatrica, il test genetico dovrebbe essere eseguito in prima battuta almeno nei soggetti con manifestazioni atipiche, per decidere se andare oltre nelle indagini (3).

Il test genetico non ha un significato diagnostico ma è utile in casi di diagnosi dubbia per escludere la celiachia (in caso di anticorpi e/o biopsia dubbi o discordanti) e in categorie a rischio cioè familiari di celiaci e pazienti affetti da altre patologie correlate alla celiachia.

Secondo la recente letteratura (1,2), il test genetico dovrebbe essere proposto anche alle donne con infertilità idiopatica, con o senza altre manifestazioni della celiachia.

Consigliamo questa analisi alle pazienti che rispondono positivamente almeno ad uno di questi criteri:

  • Malassorbimento
  • Problemi gastro intestinali: dispepsia, diarrea, stipsi, flatulenza
  • Afte buccali ricorrenti
  • Anemia sideropenica
  • Perdita di peso, bassa statura idiopatica
  • Ipocolesterolemia (HDL basso)
  • Dermatiti erpetiformi (gomiti, ginocchia, glutei)
  • Mancata risposta immunitaria alla vaccinazione anti-HBV
  • Tiroiditi autoimmuni
  • Diabete mellito tipo I
  • Sindrome di Sjögren (bocca e occhi secchi)
  • Morbo di Addison
  • Infertilità idiopatica o aborti spontanei ricorrenti idiopatici ( > 2)
  • Familiari con celiachia

 

Il test

Amplificazione tramite PCR multiplex e Ibridazione su membrana di nylon (reverse Dot Blot).

Il test permette di rilevare la presenza o l’assenza degli aplotipi che codificano per gli eterodimeri HLA-DQ2 e HLA-DQ8.

Gli aplotipi rilevati dal test sono i seguenti:

  • HLA - DQ2 cis = DQA1*05 - DQB1*02 - DRB1*03
  • HLA - DQ2  trans = DQA1*05 - DQB1*0301 - DRB1*11/DRB1*12 - DQA1*02 - DQB1*02 - DRB1*07
  • HLA - DQ8 = DQA1*03 - DQB1*0302 - DRB1*04

Il test è molto più completo, rispetto alla maggior parte dei test oggi sul mercato in quanto permette, non solo di rilevare se l’eterodimero DQ2 si trova in cis o in trans, fornendo così utili informazioni sull’ereditarietà e sul rischio per i fratelli, ma anche la presenza dell’aplotipo DQB1*02 in omozigosi, che determina il rischio più elevato di celiachia ed è stato riportato in associazione a forme più gravi con complicanze quali refrattarietà alla dieta e sviluppi di linfomi. Tale informazione può essere utile al gastroenterologo per una presa a carico mirata sin dalla diagnosi della malattia.

 

Analitica

Prelievo: 5 ml sangue EDTA

Tempi: 10 giorni; urgenza: 3 giorni

*Il test è rimborsato dalla cassa malati svizzere

 

Letteratura

Chai J.M. et al, J. Reprod. Med. 2011

Tersigni C. et al, Hum Rep. Update, 2014

Linee Giuda ESPGHAN 2012

Martinelli et al BMC Gastroenterology 2010, 10:89